“Corredo per Daphnae” :: Maria Chiara Zarabini espone a Villa Corte

Il corpo e il suo inscindibile legame con la natura. Il corpo come oggetto scultoreo, vestito di una fitta rete di fili metallici, protagonista di una contaminazione artistica dalla valenza autobiografica che abbraccia la fotografia, la poesia e la scultura.
Sarà la mostra personale “Corredo per Daphnae” ad aprire le celebrazioni per i trent’anni di attività di Maria Chiara Zarabini, artista di origine bolognese che vive e lavora nella campagna faentina ormai da molti anni.
L’esposizione, allestita a Villa Corte (via Corte 9, Loc. Castellina di Brisighella) sarà inaugurata sabato 2 marzo alle 18 e resterà visibile fino al 18 marzo, tutti i giorni dalle 14,30 alle 19.

Nelle sale della residenza signorile che sorge a Castellina di Brisighella (Ravenna), immersa nelle verdi colline romagnole, accanto alle fotografie verranno esposte le sontuose sculture in rete di alluminio realizzate e indossate da Maria Chiara Zarabini, a richiamare un corredo nel quale convivono gli aspetti funerari e muliebri della sposa.


“Corredo per Daphnae”
Il progetto “Corredo per Daphnae”, che si ispira al tema della metamorfosi e al mito di Dafne trasformata in pianta d’alloro, nasce nel 2008 con il cortometraggio presentato a Pechino in occasione della mostra “The Objects of sleep”, curata da Stefania Carrozzini e che a Villa Corte verrà riproposto con una video installazione. 
Da allora, è stato ospitato in molte città dell’Emilia Romagna in tappe itineranti lungo la via Emilia.

“Si tratta di un Corredo realizzato per vestire il corpo, ma anche per conservarne la memoria attraverso la pratica dell’autoritratto fotografico, utilizzato da generazioni di artisti nell’arco del ‘900 fino ai giorni nostri, da Man Ray ad Ontani, da Ana Mendieta a Marina Abramovich, per citarne alcuni – spiega Maria Chiara Zarabini -. Il Corredo, abbinato a frammenti lignei dell’albero del mandorlo, alter ego dell’artista ed elemento naturale che ha ispirato il precedente lavoro tridimensionale, in questo contesto diviene allusivo di un ritorno alle origini naturali e alla terra”.
Accanto alle fotografie e alle installazioni, prendono spazio le parole: parole poetiche che accompagnano il lento vestimento dell’artista e che lo avvolgono come ricami di piombo.
È questo il significato degli accessori per il corpo realizzati in rete di alluminio e rete di ottone.
L’esposizione a Villa Corte apre una serie di eventi per il trentennale di attività dell’artista, che poseguiranno nel mese di marzo con la mostra personale patrocinata dal Comune di Faenza “Cum grano salis” al Palazzo delle Esposizioni, a cui seguiranno una serie di eventi collaterali sempre nella città manfreda.


Maria Chiara Zarabini e il corpo dell’artista
Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1983, presso il corso di Pittura del professor Concetto Pozzati, Maria Chiara Zarabini fin dagli esordi si è impegnata in una ricerca verso esiti scultorei spesso contaminati da elementi pittorici che, per anni, ne hanno caratterizzato la cifra stilistica.
Presente in mostre personali e collettive in Italia e all’estero, dagli anni ‘90 ha progressivamente abbandonato il colore e la tela estroflessa, valorizzando i materiali utilizzati (tela, juta, legno, mosaico, corda, rete di alluminio), che nel tempo sono divenuti protagonisti di un discorso polimaterico e astratto, ma evocativo di quel mondo naturale  cui fa riferimento anche “Corredo per Daphnae”.
Nell’ultimo decennio è subentrata una coscienza autobiografica che ha portato l’artista ad utilizzare il proprio corpo inteso nel suo legame con la natura, sia nelle performances che nei cortometraggi come “Frammenti per autoritratto” (2006), “La danza dei veli” (2007), “Ergon” (2007) e lo stesso “Corredo per Daphnae” (2008), dove il corpo dell’artista diventa protagonista di opere che dialogano con interventi scultorei sempre più spesso tesi agli aspetti dell’installazione.